Soffia il vento

Pagine per la libera informazione

Parole chiave


    Chi è: Silvio Berlusconi

    Condividere
    avatar
    ggallozz

    Messaggi : 71
    Data d'iscrizione : 11.12.13

    Chi è: Silvio Berlusconi

    Messaggio Da ggallozz il Lun Gen 20, 2014 1:56 pm

    ricapitolando, pescati qua e là
    avatar
    ggallozz

    Messaggi : 71
    Data d'iscrizione : 11.12.13

    Silvio Berlusconi -La discesa in campo, regia: Craxi & Dell’Utri

    Messaggio Da ggallozz il Lun Gen 20, 2014 2:15 pm

    di Gianni Barbacetto
    da [Devi essere iscritto e connesso per vedere questo link].

    Il sorriso davanti alla telecamera addolcita da una calza da donna (“L’Italia è il Paese che amo”) nasce da un pianto sotto la doccia.
    Domenica 4 aprile 1993, pomeriggio. Ad Arcore c’è una riunione cruciale. Presenti Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri e Bettino Craxi, ormai raggiunto da dieci avvisi di garanzia e non più segretario del Psi. La racconta Ezio Cartotto, il democristiano milanese assunto già un anno prima come consulente da Dell’Utri, con l’incarico segreto di studiare nuove forme d’intervento in politica. “Bisogna trovare un’etichetta, un nome nuovo, un simbolo, un qualcosa che possa unire gli elettori moderati che un tempo votavano per il pentapartito”, dice Craxi quel pomeriggio di primavera. “Con l’arma che tu hai in mano delle televisioni, attraverso
    le quali puoi fare una propaganda martellante, ti basterà organizzare un’etichetta, un contenitore. Hai uomini sul territorio in tutta Italia, puoi riuscire a recuperare quella parte di elettorato che è sconvolto, confuso, ma anche deciso a non farsi governare dai comunisti, e salvare il salvabile”.

    SECONDO IL RACCONTO di Cartotto, Craxi ha già capito che il PSI e l’intero pentapartito sono finiti, inservibili. Il leader ferito da Mani pulite spinge l’amico a creare una nuova sigla, un nuovo “contenitore” da imporre con la potente “arma” delle tv. Berlusconi invece, almeno secondo il racconto di Cartotto, è ancora disorientato: “Sono esausto. Mi avete fatto venire il mal di testa. Confalonieri e Letta mi dicono che è una pazzia entrare in politica e che mi distruggeranno, che faranno di tutto, andranno a frugare tutte le carte. E diranno che sono un mafioso. Che cosa devo fare? A volte mi capita perfino di mettermi a piangere sotto la doccia...”.
    Nei mesi successivi, avviene l’accelerazione che porterà a Forza Italia. Dell’Utri liquida i più blandi piani di Cartotto e impone il suo “Progetto Botticelli”: un partito fatto in casa. Convince l’amico Silvio che non c’è alternativa. E l’amico Silvio smette di piangere sotto la doccia e accetta di “bere l’amaro calice”. Così, il 26 gennaio 1994, pronuncia le parole fatidiche:
    “L’Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà. Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare”.
    Con una videocassetta autoprodotta e poi distribuita alle tv annuncia la sua “discesa in campo”.

    Il biennio 1992-93 è, oltre che il più drammatico per la storia politica recente della Repubblica, anche il più duro nella storia imprenditoriale di Berlusconi. Finita la fase espansiva degli anni Ottanta, il mercato della pubblicità televisiva entra per la prima volta in affanno. Più in generale, per la prima volta si manifesta all’esterno la gravissima situazione debitoria in cui versano le aziende del gruppo Fininvest. Cominciano a circolare indiscrezioni giornalistiche. Un commentatore autorevole come Giuseppe Turani scrive che la Fininvest è addirittura in situazione pre-fallimentare. Dopo tante voci, nel 1993 la pubblicazione del tradizionale rapporto di Mediobanca sulle principali società italiane offre per la prima volta sull’argomento qualche cifra considerata attendibile.
    I debiti del gruppo Berlusconi, secondo Mediobanca, raggiungono nel 1992 quota 7.140 miliardi: 2.947 a medio e lungo termine, altri 1.528 di debiti finanziari a breve e 2.665 di debiti commerciali.
    CIFRE PESANTI,  e certamente peggiorate nel corso del 1993, anche per gli alti tassi d’interesse e la fine dell’aumento degli introiti pubblicitari (gli investimenti nel settore fanno registrare, nel primo semestre 1993, la prima “crescita zero” dopo lunghi anni di boom ininterrotto e di incrementi annui a due cifre). Ma anche fermandosi ai 4.475 miliardi di indebitamento finanziario calcolato da Mediobanca e mettendoli in rapporto con i 1.053 miliardi di capitale netto, si arriva facilmente alla conclusione che la Fininvest, nel 1993, ha 4,5 lire di debiti per ogni lira di capitale.
    La situazione d’allarme è immediatamente avvertita dalle banche più esposte con il gruppo FininvestComit, Cariplo, Bnl, Banca di Roma, Credit – che intervengono su Berlusconi chiedendo il risanamento del gruppo. La prima risposta (di fatto imposta dalle banche) è la nomina di un manager con la fama di “duro”, Franco Tatò, ad amministratore delegato della Fininvest, con pieni poteri per andare a “mettere ordine” (testuali parole di Tatò) nella gestione e nelle finanze del Biscione. Di fatto, è un commissariamento.

    Dal punto di vista del contesto politico è anche peggio. Nel 1992-93, l’inchiesta milanese di Mani pulite avvia quel processo che finisce con il mettere fuori gioco tutti i protettori e sostenitori di Berlusconi: innanzitutto Bettino Craxi, ma anche una parte della Dc e i “miglioristi” del Pci. Salta tutto il sistema di relazioni dentro cui Berlusconi ha potuto costruire e mantenere la sua posizione dominante sul mercato della tv e della pubblicità. Il rischio immediato è che venga messa in discussione la sua possibilità di detenere tre reti televisive.

    C’è poi un terzo ordine di problemi. Il pool di Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo sta scoperchiando i rapporti di corruzione che legano politica e affari e Berlusconi, sa che prima o poi arriveranno anche a lui. Anzi: le indagini di Mani pulite hanno già cominciato a lambire le sue aziende e i suoi uomini. Già nel 1992 il pool di Mani pulite indaga sugli appalti della Coge di Parma, un’impresa partecipata dalla famiglia Berlusconi. Nello stesso periodo, Paolo Berlusconi ammette di aver pagato una mazzetta di 150 milioni di lire a un dirigente della Dc per la gestione delle discariche lombarde. Il nome Fininvest viene fatto per la prima volta nelle indagini di Mani pulite dal senatore Dc Augusto Rezzonico, a proposito di una possibile tangente pagata nella capitale. Poi si aprono a Milano e a Roma inchieste sui palazzi venduti dalla famiglia Berlusconi al fondo pensioni Cariplo e ad altri enti pubblici.
    A Torino s’indaga sull’apertura di un centro commerciale alla periferia della città. Altri procedimenti giudiziari vengono aperti sul budget per la campagna pubblicitaria tv anti-Aids del ministero della Sanità; sul piano delle frequenze televisive assegnate alle reti di Berlusconi; sui finanziamenti irregolari concessi dalla Fininvest ai festival e ai congressi di partito; sulle false fatture e i fondi neri di Publitalia, la concessionaria di pubblicità guidata da Dell’Utri... Insomma: Berlusconi sente il fiato delle procure sul collo. I suoi uomini e le sue aziende sono già oggetto di inchieste giudiziarie da parte di tre procure: Milano, Roma e Torino. Sa che prima o poi toccherà anche a lui.

    Ecco allora lo scatto. È in questo clima terribile – fine dell’espansione pubblicitaria, debiti galoppanti, caduta dei protettori politici, inchieste giudiziarie incombenti – che Berlusconi matura le decisioni più clamorose della sua vita. Come un giocatore di poker sull’orlo del tracollo, rilancia, rischia tutto, osa pensare l’impensabile. Invece di farsi prendere dal panico o di tentare qualche piccola reazione, punta tutta la posta, progetta le mosse che possono farlo tornare a vincere: “L’Italia è il Paese che amo...”.


    Ultima modifica di ggallozz il Lun Gen 20, 2014 2:27 pm, modificato 1 volta
    avatar
    ggallozz

    Messaggi : 71
    Data d'iscrizione : 11.12.13

    Silvio Berlusconi - Spostate quelle rotte da Milano 2

    Messaggio Da ggallozz il Lun Gen 20, 2014 2:26 pm

    Dal libro di Michele De Lucia (tesoriere dei Radicali italiani dal 2008 al 2013)

    “Questo libro racconta”, scrive il suo autore, “come la carriera imprenditoriale di Silvio Berlusconi sia stata costellata di scandali e grane giudiziarie, dirette e indirette, fin dall’inizio, cioè fin dagli anni Sessanta”. È la prova che i magistrati non lo indagano solo dopo il 1994, come ritorsione per la sua discesa in campo. In una delle storie raccontate emerge la vicenda dell’ospedale San Raffaele, costruito da don Luigi Verzè e voluto da Berlusconi proprio lì, accanto a Milano 2, per spostare le rotte degli aerei che passavano sulla sua città-giardino. (g.b.)

    I terreni comprati con gli anonimi miliardi “svizzeri” dalla Edilnord nel comune di Segrate si trovano in prossimità dell’aeroporto di Linate, dunque sono sorvolati dalle rotte degli aerei che decollano con grande frastuono.
    Ma all’inizio del 1972, non appena la società “svizzera” comincia a far edificare (da imprese edili esterne) “Milano 2”, le rotte aeree vengono spostate come per miracolo, a danno delle zone attigue. Il 29 giugno 1972 il quotidiano del Pci l’Unità, sotto il titolo “Dirottati gli aerei su Segrate per favorire una immobiliare”, denuncia la manovra, e ne spiega alcuni retroscena: “Dirottamento continuato di numerosi aeroplani, questo il reato... che potrebbe essere addebitato, ma che ovviamente non sarà mai contestato, alla giunta di centro-sinistra di Segrate [Dc-Psi-Psdi, nda] e ad una potente società immobiliare [Edilnord, nda] che vuole costruire un enorme complesso di case di lusso nella frazione di Lavanderie di Segrate.
    La storia è semplice: il centro-sinistra ha eliminato tutti gli ostacoli perché la immobiliare potesse costruire con il massimo profitto, naturalmente a spese dei cittadini. Ma rimaneva un inconveniente, il frastuono che gli aerei in decollo dal vicino aeroporto di Linate provocavano passando proprio sopra il terreno in questione. A questo punto è avvenuto il miracolo: il giorno dopo che l’amministrazione comunale (favorevoli i partiti del centrosinistra, contrari i comunisti) ha approvato la convenzione, gli aerei sono stati deviati e ora passano col loro frastuono sulle teste degli abitanti [delle zone circostanti], salvaguardando la quiete di “Milano 2” e la speculazione dei costruttori (...).

    Come dicono in un loro documento i promotori del “Comitato antirumore segratese” recentemente costituitosi, l’espediente per cambiare le cose è stato
    presto trovato, anzi costruito. Cinque anni fa all’estremità nord ovest del terreno in questione è stato costruito un “ospedale” in mezzo ai prati e senza nemmeno una via asfaltata di accesso.
    Naturalmente l’ospedale rimase per alcuni anni disabitato, poi poco tempo fa è diventato una clinica geriatrica di lusso sempre semi-disabitata. Ma questo “ospedale” dovrebbe essere la scusa del mutamento di rotta degli aerei. Infatti la carta di volo fornita dall’Alitalia ai piloti reca la macchia scura della lottizzazione “Milano 2” con accanto la scritta “Hospital”, come se tutta la lottizzazione fosse l’ospedale, mentre questi ne è una parte infima. Ad ogni modo a cominciare dal 30 aprile, cioè dal giorno dopo l'approvazione della convenzione in Consiglio comunale, l’Itav, cioè l’ente preposto al controllo del traffico, ha mutato la rotta degli aerei, con due successive decisioni.
    Ora gli aerei vengono dirottati.
    avatar
    ggallozz

    Messaggi : 71
    Data d'iscrizione : 11.12.13

    Silvio Berlusconi - LA favola dell'antipolitica

    Messaggio Da ggallozz il Lun Gen 20, 2014 2:37 pm

    di Fabrizio d’Esposito


    La favola italiana della discesa in campo e dell’antipolitica, della rivoluzione liberale e della Seconda Repubblica.
    Una favola, in tutti i sensi. Fuori dalla realtà, a uso e consumo degli elettori telespettatori. Per un motivo semplice. Il Silvio Berlusconi imprenditore era pienamente inserito, sin dalla fine dei Sessanta, nel sistema affaristico della Prima Repubblica. E la decisione di fondare Forza Italia si pone in perfetta continuità con il pentapartito Dc-Psi-Pri-Psi-Pli distrutto dalla corruzione e
    dalle inchieste di Tangentopoli.
    Così quando il re è nudo, nei primi Novanta, il Cavaliere è costretto a muoversi in prima persona per difendere le sue aziende, senza dimenticare il mistero del legame tra la nascita del movimento azzurro e la trattativa Stato-mafia.
    C’è una foto che smentisce la favoletta dell’uomo nuovo che scende in campo per amore del suo Paese. Risale alla metà di dicembre del 1990. B. regolarizza la sua relazione con Veronica Lario e si sposa, per la seconda volta. Tra i testimoni di lei c’è Gianni Letta, esperto adulatore dei potenti democristiani e destinato a traghettare nel berlusconismo le cricche andreottian-romane di burocrati e faccendieri.
    Tra quelli di lui c’è Bettino Craxi, ex premier e leader incontrastato del Partito socialista italiano.

    NON SOLO PENTAPARTITO. Berlusconi è alineato con il Caf (Craxi-Andreotti-Forlani) che silura l’odiato Ciriaco De Mita, l’unico nella Dc a puntare i piedi contro la tv commerciale del Biscione protetta da Craxi. A sigillare il monopolio berlusconiano nell’etere fu poi la legge
    del repubblicano Oscar Mammì, i cui collaboratori trovarono tutti lavoro a Mediaset. Da anello del Sistema, il Cavaliere matura la decisione di fare politica nell’arco di almeno quattro anni. Le cruente battaglie su tv e “lodo Mon-
    dadori” lo inducono sempre più al grande passo. Già in alcune convention di Publitalia del 1990 e del 1991 dice di temere “i comunisti” e di essere pronto alla discesa in campo.
    È solo una questione di tempi. Fino a quel momento B. è un imprenditore che paga la politica. Talvolta si lamenta. Come quando alla riunione di capi Mediaset ad Arcore sbotta: “Non potete nemmeno immaginare quanto sia umiliante riuscire a conservare il lavoro a tutti i miei dipendenti davanti al potere di Montecitorio”.
    Oppure come quando ricorda gli inizi da palazzinaro a Milano 2, accumulando inchieste su inchieste: “Si costruiva solo con i soldi in bocca”. Nell’universo del Biscione tutti sanno che “il Dottore” non ha alternative.
    Ecco il presentatore Claudio Lippi, che incontra B. nel ‘92 a Villa La Certosa:
    “Mi parlò delle difficoltà e dei problemi legati al futuro dell’azienda. ‘Devo scendere in campo’ mi disse”.
    Nel Novantadue, ben due anni prima del fatale gennaio del Novantaquattro.

    L’opportunismo del Cavaliere, dettato dal suo mastodontico conflitto d’interessi, trasfigura Forza Italia in tutto e il contrario di tutto. L’unica certezza è l’anticomunismo viscerale. Per il resto, Berlusconi è democristiano andreottiano, socialista craxiano, liberale e missino. Finanche giustizialista, quando offre un posto da ministro ad Antonio Di Pietro, simbolo del pool di Mani Pulite.

    L’INCLINAZIONE PER LA DESTRA estrema precede di molto lo sdoganamento di Fini nel ‘93. Risale al 1976, quando Berlusconi finanzia con cento milioni di lire la scissione di Democrazia nazionale dal Msi di Almirante.
    Una spaccatura alimentata da Andreotti in funzione governativa. I due amici più fidati di B. sono poi Cesare Previti e Marcello Dell’Utri. Il primo non fa nulla per nascondere le sue simpatie fasciste. Il secondo è un cultore del Duce. Ma nel Pantheon del partito leggero vengono accontentati tutti. Il Cavaliere si intesta pure la storica vittoria di De Gasperi alle elezioni del 1948. Memorabile un episodio raccontato nei comizi:
    “Avevo 12 anni e andavo di notte ad attaccare i manifesti della Dc. Una volta venni picchiato dai comunisti”.
    Cattolico ma anche massone. La P2 di Licio Gelli è il punto di congiunzione tra il mondo andreottiano e quello di Berlusconi. Com’è
    noto, il Cavaliere fu iniziato all’esoterismo dal Venerabile di Arezzo e il piano di rinascita gelliano coincide con parecchi punti del programma di Forza Italia.
    L’uomo che scese in campo nel gennaio di vent’anni fa era uno dei peggiori alfieri di un sistema alla frutta.
    Lui lo ha rigenerato.

    Contenuto sponsorizzato

    Re: Chi è: Silvio Berlusconi

    Messaggio Da Contenuto sponsorizzato


      La data/ora di oggi è Gio Nov 23, 2017 6:40 pm